DIAVOLERIA

by Lantern

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I Lantern sono Daniele, Sergio, Luca, Marco e Michael.

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released January 13, 2014

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Lantern Rimini, Italy

Daniele, Luca, Sergio, Michael, Marco

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Track Name: Inferno a rotta di collo
Annunciando il nostro oblio
Abbiamo progettato la nostra solitudine
Come astro-ingegneri
Edifichiamo mondi e varchi siderali.

Non ricordo le facce, confondo le storie
Di serate passate a dimenticare
Di fingere di volere
Ogni cosa diversa
Da te.
Track Name: Il segreto delle ragazze
Dinastia e diamanti
 nelle orecchie di mia madre

la borghese indifferenza 
di due braccia conserte
l'istante fu di bellezza 
televisiva armonia
il segreto delle ragazze… il sangue
le cornici le lampade
il videoregistratore 
il profilo scostante
di un antico sconcerto
e sapevamo che nasceva quel giorno

come un palazzo d'oro
l'irriducibile odio
Irriducibile
 curiosità appresa e persa

in un attimo 
di luminosa incoscienza
nasciamo nudi

moriamo in stracci argento e lustrini
 e sangue
e sangue.
Track Name: Blek macigno
Il ciliegio fu un duro colpo di…
Il miracolo dov’è?
è quando ti risveglierai
L’auto è andata ma che importa a noi
Cominciavano i gloriosi anni della vitalità
Il coma, i trenta e tutto quello che fu
Tu cavalcavi il boom

Figli della bomba
È quanto siamo lontani
come il mare ma
io e te è una vita
Quello che ci unisce solo il mare.
Track Name: Mucchio d'ossa Copperpot
Tornasti in fretta quel giorno
In tasca qualche lira
Cercavi ancora il tesoro,
in mano un’avventura.

Partimmo a notte fonda
Il vento tagliente sul viso
In due sulla bici su mari di lava e catrame
“Ti prego, Credimi ancora. Che resta sennò?
Che resta di noi se falliamo?
Se non inventiamo più il mondo, che resta? Dimmi, che resta?”

Ora che tutto è svanito
Lo scheletro sotto la roccia sono io,
che ho sempre creduto non lo saprai mai.
Track Name: Antonio
Gnomi e giganti
E congegni di legno
Nei giorni passati a leggere il vecchio libro di Tony Wolf
Abbiamo scolpito in tronchi la nostra utopia.
Track Name: Siberia
Portaci indietro
Ai tempi delle bugie
Nulla era mai quello che credevamo
E voi, ancora insieme.
Quando te ne sei andato, come mi hai lasciato
nella desolazione di una tua vecchia foto
quella spensieratezza che non ho ritrovato
L’avevi tu in qualche libro di Paul Auster.

Qualche giorno dopo cominciò a scrivere una raccolta di poesie, ora perdute, basate sulle tele della mostra: ciascun componimento prendeva il titolo da un quadro di Van Gogh. Furono le prime vere poesie che scrisse; più che un sistema per entrare nei quadri, erano un tentativo di riappropriarsi del ricordo di quel giorno. Ma prima che lo capisse dovevano passare molti anni.

Da quando te ne sei andato nel tuo gelido deserto
E ci hai incorniciato in una vecchia foto
Vedo ancora le luci di casa
Guardando dentro al grande telescopio
che tu non mi hai mai regalato.
Track Name: L'invincibile S50
Ma rimarremo come siamo sempre stati,
in balia dei turbini, e attraverso le spirali
troveremo sempre la via più lunga.
Solo ad occhi aperti ci siamo resi conto di essere ciechi,
E ora i successi, sotto le dita,
hanno la stessa consistenza dei fallimenti.
La stessa superficie. Lo stesso peso.
Abbiamo viaggiato verso l’orizzonte delle aspirazioni
Raccontando storie senza colpi di scena.
Abbiamo voluto gridare sempre più forte
Senza mai cercare parole migliori.
Non lo potevamo sapere,
abbiamo sempre girato in cerchio.
E anche scavalcando i tracciati dei passi corti e insicuri,
siamo passati di fronte alle case senza finestre
le stesse dove avevamo già bussato tante volte
E bussavamo,
troppo forte, troppe volte.
Bussiamo ancora
Troppe volte, troppo forte.

Rimarremo come siamo sempre stati,
in balia dei turbini, attraverso le spirali
Troveremo sempre la via più lunga.
Ad occhi aperti siamo ciechi
E gli insuccessi si intrecciano sotto le dita

Rileggo tutta la storia
Tutte le colpe
Tutti gli errori
ripeto tutto a memoria
cerco
nuove
gocce
trovo
solo
sabbia

cerco nuove gocce nel mare,
faremmo prima a lasciarci annegare.
Track Name: Profeta
Dannati noi che credemmo
alla tua falsa scienza
il mondo in fiamme, noi al campo a giocare.
Prima di partire promettevo: “tornerò ogni domenica.“

Non ci sarebbe mai stato bisogno di lavare via il sangue dalle ginocchia e le macchie verdi dai jeans. C’erano crepe nell’asfalto, squarciato dagli alberi piantati dentro la strada: profezie di terremoti futuri, che non sapevamo ancora interpretare.

Ti ritrovo qualche anno dopo, per quattro anni pieni di storie, poi in un letto d’ospedale e poi mai più.